“No a negoziati con il Governo sull’autonomia differenziata”

L’Aula approva la mozione presentata dai capigruppo di maggioranza

Data:

09 Apr 2026 18:54

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(Acs) Perugia, 9 aprile 2026 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato, con 13 voti favorevoli della maggioranza e 5 voti contrari dell’opposizione, la mozione “Autonomia differenziata, art. 116, comma 3, della Costituzione italiana: determinazioni Regione Umbria”, firmata dai consiglieri regionali Cristian Betti (Pd), Fabrizio Ricci (AVS), Luca Simonetti (M5S) e Bianca Maria Tagliaferri (Ud-Pp).
Illustrando l’atto in Aula Betti ha spiegato che la mozione impegna la Giunta regionale “a manifestare formalmente la contrarietà della Regione Umbria a qualunque procedimento attuativo dell'articolo 116, comma 3, della Costituzione, almeno fino a una definizione normativa chiara e rispettosa delle determinazioni della Corte costituzionale in materia di autonomia differenziata. Inoltre l’atto impegna la Giunta a chiedere al Governo di promuovere la necessaria riscrittura della Legge 26 giugno 2024 n. 86 ad opera del Parlamento in conformità con la sentenza della Corte costituzionale n. 192 del 14.11.2024, interrompendo nel contempo ogni negoziato in corso con le Regioni interessate e ogni altra iniziativa in potenziale contrasto, diretto o indiretto, col menzionato pronunciamento della Consulta. La mozione riguarda l’architettura stessa del nostro Stato per come è stato pensato: la solidarietà tra regioni. L’autonomia differenziata, insieme alla riforma della giustizia e al premierato sono i tre pilastri del Governo. Uno già stato bocciato dal referendum. Credo che sul premierato non si andrà avanti. Perché oggi questa mozione? Perché a giugno del 2024 è stata approvata la legge Calderoli sull’autonomia differenziata che poi è stata impugnata da alcune Regioni di fronte alla Corte Costituzionale, che a novembre 2024 l’ha bocciata per incostituzionalità, invitando il Governo a riscrivere la normativa in base alle indicazioni date e ricondurla nell’alveo della Costituzione. Quel dettato è stato bypassato perché si sta procedendo a negoziati unilaterali con alcune Regioni del nostro paese come Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Negoziati di autonomia differenziata che riguardano istruzione, ambiente, trasporti e sanità, temi centrali per i cittadini. Questi negoziati che vanno incontro alle richieste di queste 4 Regioni, rischiano di mettere in difficoltà le altre Regioni non differenziate, con ricadute sui cittadini umbri. Ecco perché la necessità oggi di prendere posizione immediata su questa questione. Si sta andando troppo veloci in barba a quanto detto dalla Corte Costituzionale. Il primo aprile in Conferenza Stato Regioni si è trattata questa materia e si è arrivati ad una votazione, nonostante la Presidente dell’Umbria abbia espresso le proprie perplessità. Non è stato fornito alcun dato. Si è preferito andare avanti nonostante il voto contrario di tante Regioni. Anche il 2 aprile nella Conferenza unificata c’è stato il parere contrario di Anci. Ma si è voluto andare avanti lo stesso. L’autonomia differenziata è un disegno profondamente sbagliato che lavora su un livello di diseguaglianza di cittadini del nostro paese, creando cittadini di serie A e cittadini di serie B. Noi chiediamo di impegnare la Giunta a continuare ad opporsi ad un disegno contrario al giudicato della Corte Costituzionale, esprimendo contrarietà fino a che non ci sia una definizione della normativa chiara e rispettosa della Costituzione. Auspichiamo un voto unanime nell’interesse degli umbri. Un voto contrario ci porta a riconoscere che prevalgono gli interessi di partito rispetto a quelli dei cittadini umbri”.
INTERVENTI
Tommaso Bori (assessore): “Oggi l’Aula è chiamata a prendere una posizione chiara che servirà anche alla Giunta in Conferenza Stato Regioni su uno dei passaggi più critici e delicati della recente storia repubblicana: l'autonomia differenziata. Il Governo aveva fatto un sostanziale patto di sindacato su 3 obiettivi: premierato, riforma della giustizia, già bocciata dal referendum, e autonomia differenziata spinta. Come Regione Umbria intendiamo sottrarci a questo cortocircuito mediatico, politico e istituzionale, almeno finché il Parlamento non abbia rimodulato il testo in base alle indicazioni della Corte costituzionale. Noi non siamo mossi da un pregiudizio ideologico contro l'autonomia, intesa come applicazione del principio di sussidiarietà verticale, in una chiave di solidarietà tra regioni, città e territori. L'articolo 116 della Carta è un'opportunità da cogliere come occasione per avvicinare i servizi ai cittadini e migliorare l'efficienza della macchina pubblica. Purché non ci siano disuguaglianze nell'esercizio dei diritti sociali e civili. A partire da sanità e istruzioni. Riteniamo scorretto e pericoloso il comportamento che l'attuale governo sta portando avanti, perché l'iter che ha condotto alla riforma Calderoli ha tradito lo spirito di leale collaborazione istituzionale, creando una spaccatura irreversibile e rompendo un fronte fino a quel momento condiviso tra Regioni, Enti locali e Governo. Condividiamo la contrarietà espressa da Regioni come l'Emilia-Romagna, la Campania, la Puglia, la Toscana. La Consulta ha dichiarato incostituzionali ampie e sostanziali parti della riforma Calderoli, ricordandoci che l'autonomia non può mai tradursi in una sovranità separata, e non può spingersi fino a minare la solidarietà, la coesione sociale e l'uguaglianza dei cittadini nel godimento dei diritti. L'autonomia deve essere uno strumento al servizio del bene comune, non un fattore di disgregazione dell'unità nazionale. Di fronte a un simile monito costituzionale il governo è andato avanti con uno schema d'intesa preliminare con Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, provando a forzare la mano su materie vitali come la protezione civile, le professioni, la previdenza integrativa e soprattutto la tutela della salute. Una forzatura da parte del Governo che ha proceduto unilateralmente, senza che sia definito il perimetro delle pre-intese. La Corte Costituzionale è stata chiarissima: se si devolve una funzione in materia teoricamente non-lab, è obbligatorio definire e finanziare prima i Lep. Quindi non si può procedere. Se permettiamo alle Regioni differenziate di gestire la sanità secondo queste pre-intese, si innescheranno dei meccanismi perversi perché si concede loro la facoltà di definire le tariffe di rimborso e di remunerazione per il personale diverse e superiori rispetto a quelle nazionali. E questo è molto pericoloso. Nell'autonomia finanziaria così come pensata da Calderoli, l'Umbria e gli umbri hanno solo da perderci. Non possiamo competere con sviluppo, crescita, Pil, Regioni che queste pre-intese l'hanno già sottoscritte. Se l'impianto originario della riforma Calderoli risulta illegittimo, ogni preintesa siglata sulla base di questa risulta viziata. La mozione dovrebbe essere votata da quest'Aula all'unanimità nell'interesse dell'Umbria, dei suoi cittadini, dell'ordinamento democratico italiano, ignorando una volta tanto ordini di scuderia dei partiti di riferimento”.
Donatella Tesei (Lega): “Trovo incredibile che l’assessore Bori non si sia premunito di capire la situazione dell’Umbria e cosa potesse succedere con questa eventuale riforma. Vi siete presentati senza un dato. Solo con pregiudizi politici. L’autonomia differenziata è una sfida a cui sono chiamate le Regioni. Una sfida che può significare efficienza, capacità di gestire le risorse. Una riforma che impone lungimiranza e capacità di gestione. Può essere uno stimolo a migliorare e migliorarsi. Prima di tutto dovevano essere stabiliti i lep. Nessuno obbliga a partecipare. Quando ero al Governo della Regione mi ero preoccupata di chiedere ai nostri uffici che cosa comportava per l’Umbria. Mi meraviglio che Bori non l’abbia fatto. Per gli umbri negli ultimi anni risultava un residuo attivo. Dopo la manovra fiscale che avete fatto io credo che questa sia una sfida che può essere gestita. Noi non abbiamo aumentato le tasse. Voi avete fatto una manovra dando numeri a caso. Da Bori abbiamo ascoltato solo un discorso a carattere generale. Bisognava arrivare con qualcosa di concreto per l’Umbria. Invece solo contrarietà ideologica con numeri a caso, come quelli per giustificare la vostra manovra fiscale”.
Laura Pernazza (FI): “noi non riceviamo ordini di scuderia. Forse l’Assessore è abituato così. Noi ragioniamo con la nostra testa. Il federalismo fiscale è un principio cardine dell’autonomia che reputo centrale. Dobbiamo essere bravi ad efficientare la spesa e non a tassare i cittadini. Vanno fatti miglioramenti, ma la riforma rappresenta una opportunità se la Regione è gestita in maniera efficiente”.
Fabrizio Ricci (AVS): “L’accordo trovato nei giorni scorsi in Conferenza Stato Regioni è un attacco al nostro sistema sanitario nazionale perché introduce una secessione dei ricchi. Abbiamo bisogno di solidarietà tra Regioni. Il sistema sanitario nazionale resiste solo se è universale, uguale per tutti. Anche la Corte Costituzionale lo ha ribadito. Quella sentenza fornisce una traccia giuridica che deve essere seguita. Per l’Umbria sarebbe una catastrofe. Voteremo a favore della mozione”. DMB/
 

Ultimo aggiornamento: 10/04/2026