GARANTISMO: “UNA DOTTRINA POLITICA, SVILUPPATASI NELL'OTTOCENTO, MA ANCORA ATTUALE CHE SOSTIENE IL RISPETTO DELLE GARANZIE COSTITUZIONALI DEI CITTADINI” - NOTA DI ROSI (PDL) CONTRO L'USO POLITICO DELLA GIUSTIZIA

Data:

27 Mag 2011 01:00

Tempo di lettura:

2 minuti, 2 secondi

(Acs) Perugia 27 maggio 2011 - “Il garantismo è stato e per molti versi continua ad essere  considerato un lusso, visto che in Italia,  la giustizia è politicamente subordinata alla sicurezza. La contagiosa seduzione per le soluzioni giudiziarie (per qualunque problema: dall’immigrazione, all’inquinamento dall’abusivismo all’igiene pubblica) ha innescato una folle rincorsa ‘panpenalistica’”. Lo afferma il consigliere regionale del Pdl Maria Rosi, rimarcando che “la cultura della legalità, cioè della regola, è finita così travisata in una colpevole abitudine all’eccezione, in un utilizzo abnorme della tutela penale e in una paradossale identificazione della giustizia con l’esercizio dell’azione penale, cioè con l’accusa”.

 

Per Rosi il garantismo designa quindi “un’esigenza, tutt’altro che soddisfatta, di misura e di equilibrio, di parità di diritti e di mezzi tra accusa e difesa e di tutela delle garanzie processuali e della presunzione di non colpevolezza. Per altro, il garantismo non va considerato come beneficio riservato ad una parte, la difesa, ma come una qualità dell’intero sistema penale, che ne assicura, in senso proprio, la giustizia. Da garantista ‘osservante’  – sottolinea il consigliere regionale - trovo invece più che discutibile l’uso politico del garantismo. L’inclinazione a sovraccaricare la giustizia di funzioni sociali ha comportato come conseguenza che alla magistratura molti continuino ad assegnare un compito, quanto mai improprio, di garanzia costituzionale della moralità dei politici e della politica. Non credo che debba spettare ai magistrati di fare pulizia nei partiti e selezionare le 'mele marce'. Penso che i magistrati siano chiamati a perseguire i reati (quindi anche quelli compiuti dai politici), ma non ad operare, direttamente o indirettamente, per il rinnovamento e la moralizzazione dei partiti. A questo i partiti devono provvedere da soli, valutando responsabilmente le condotte dei propri dirigenti e rappresentanti e non aspettando che siano i magistrati a sbrogliare la matassa delle responsabilità politiche. Nessun politico è condannato da un’imputazione ed è sbagliato il linciaggio preventivo di un politico indagato”.

 

A giudizio del consigliere regionale Pdl “ci troviamo di fronte a un fenomeno che è diventato l'elemento costante della politica italiana: l'uso politico della giustizia, che contribuisce ad accentuare la durezza della lotta politica del nostro paese. L'uso politico della giustizia è volto alla distruzione del nemico, e che fa si che la lotta politica è caratterizzata da una sorta di 'guerra civile fredda'. Ritengo necessario – conclude – l’impegno di non celebrare processi ‘politici’: è invece fondamentale che le energie dell'azione politica siano indirizzate nella discussione dei problemi reali dei cittadini. Questa formula contribuirebbe a riavvicinare la politica al suo scopo primordiale che è la difesa del bene comune: i politici dovrebbero riflettere sul cattivo esempio che si sta offrendo alle nuove generazioni. Il perimetro della responsabilità penale e quello della responsabilità politica possono a volte sovrapporsi, mai coincidere”.  RED/mp

Ultimo aggiornamento: 27/05/2011