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WELFARE: ”CENTRALITÀ DELLA PERSONA E ENTI LOCALI PROTAGONISTI DEL NUOVO PIANO SOCIALE DELLA REGIONE” - AUDIZIONE DELLA TERZA COMMISSIONE

In sintesi

Audizione della Commissione Sanità e Servizi sociali, presieduta da Attilio Solinas, sul nuovo Piano sociale della Regione Umbria. Chiesto sostegno economico diretto alle famiglie per scegliere liberamente da chi far assistere i disabili. Gli operatori dei servizi chiedono di essere formati e dotati di titoli professionali. 

(Acs) Perugia, 7 dicembre 2016 – La Commissione Sanità e Servizi sociali, presieduta da Attilio Solinas, ha ascoltato ieri, a Palazzo Cesaroni, le istanze dei numerosi soggetti interessati al nuovo Piano sociale della Regione Umbria (Federsolidarietà-Confcooperative, Associazione Aucla, Cesvol, Coordinamento degli oratori, Forum regionale giovani, Anci, Zone sociali, Cgil, Cisl). È intervenuto l'assessore Luca Barberini. 

Dall'audizione sono emersi numerosi apprezzamenti e qualche puntualizzazione: “bene la centralità dell'assistenza domiciliare, ma siamo ancora lontani da un approccio che soddisfi le esigenze; chiesto sostegno economico diretto alle famiglie per poter remunerare persone liberamente scelte per assistere i disabili; gli operatori dei servizi che operano in questo campo siano formati e dotati di titoli professionali; chiesta attenzione per i giovani, il 21 per cento dei quali in Umbria non lavora e non cerca lavoro, tanto meno ha accesso al credito”.

Il Piano sociale si avvale di risorse regionali, nazionali e della Unione europea, per un totale che arriva a 55 milioni di euro. Gli attori protagonisti saranno le Zone sociali, quindi i Comuni, che gestiranno sulla base delle loro conoscenze dei bisogni delle persone che risiedono nei rispettivi territori tanto le emergenze quanto la gestione più funzionale delle necessità dei non autosufficienti. Al centro dei principi che ispirano il documento la centralità della persona e una maggiore equità nel calibrare le prestazioni sociali, tenendo conto della mutata situazione relativa ai bisogni della comunità umbra.

“Il Piano sociale dà le linee generali – ha spiegato l'assessore Barberini - cerca di rendere il percorso omogeneo in tutta la regione, evitando risposte a macchia di leopardo, quindi medesima qualità dei servizi sul territorio. Le zone sociali si devono riappropriare del loro ruolo, intervenire su anziani o giovani, porre attenzione sui flussi migratori. Il ruolo delle zone sociali sarà importante per il protagonismo che viene loro richiesto e per la definizione degli obiettivi: i piani sociali di zona debbono interpretare i bisogni locali e mettere a disposizione strumenti per realizzare le attività individuate. Quindi le zone sociali diventano motore degli interventi, strumento essenziale della governance”.

Alcune proposte illustrate saranno corredate da documenti che saranno inviati alla Commissione: il presidente del Cesvol (Centro servizi volontariato) di Perugia, Giancarlo Billi, propone di “costruire intorno alla persona un progetto personalizzato, come recepito dal Piano sociale, che possa contare su soluzioni sperimentali e innovative di reale coesione sociale, affiancando all'assistente sociale un infermiere di quartiere, reti amicali basate sull'aiuto di tutti, per dare sollievo sia materiale che morale alle persone bisognose”.
Andrea Bernardoni, responsabile Cooperazione sociale di Legacoop Umbria, ha ricordato che “nella regione operano circa 7mila addetti, di cui oltre la metà in Legacoop, che offrono servizi ad almeno 50mila persone appartenenti a nuclei familiari beneficiari delle prestazioni, con 600 persone svantaggiate che lavorano dentro le cooperative sociali. Circa 1800 operatori non hanno alcun titolo per svolgere il loro lavoro. Si tratta di un servizio rilevante che va ottimizzato attraverso la collaborazione di tutti gli attori: Comuni, Asl, operatori e cittadini stessi beneficiari dei servizi”.

Il presidente della Commissione, Attilio Solinas, ha apprezzato i contributi apportati con l'audizione sottolineando che “la non autosufficienza ha vari livelli di gravità e articolazioni estremamente complesse, quindi non si può pensare a una realtà univoca ma, di sicuro, le competenze delle cooperative sociali vanno sostenute e qualificate. Occorrerà verificare quante famiglie ricorreranno all'assegno sociale per un'assistenza scelta da loro stessi e quante sceglieranno i servizi delle cooperative sociali. Le persone devono essere accreditate e offrire competenza, e la Regione deve sapere dove andranno le risorse”. PG/
FOTO ACS: https://goo.gl/SH2g7L 

Data:
Mercoledì, 7 Dicembre, 2016 - 10:30

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