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TERZA COMMISSIONE: AUDIZIONE DI SINDACATI, ATER E ASSESSORE CHIANELLA SULLA PROPOSTA DI NUOVO REGOLAMENTO PER L’ASSEGNAZIONE DEGLI ALLOGGI POPOLARI IN BASE ALL’ISEE

In sintesi

In Terza commissione si è svolta oggi l’audizione di sindacati, Ater e assessorato regionale sulla proposta di nuovo regolamento della Giunta per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare che, secondo i rappresentanti sindacali, determinerebbe uno squilibrio nei ricavi dell’Ater dovuto alle agevolazioni Isee per famiglie numerose, che verrebbe compensato con l’innalzamento dei canoni di locazione a carico dei nuclei familiari composti da una sola persona, a scapito quindi per lo più di anziane vedove che vivono in stato di povertà.

(Acs) Perugia, 31 gennaio 2019 – La Terza commissione consiliare, presieduta da Attilio Solinas, sì è occupata oggi dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale sociale pubblica sulla base della proposta di regolamento della Giunta regionale relativo alla legge “23/2003”, che prevede di applicare i canoni in base all’Isee, mentre fino ad oggi è stato definito in base al reddito e al valore dell’immobile. Su questo tema sono stati sentiti in audizione vari esponenti sindacali (Sunia, Uniat Uil e Sicet Cisl, anche in rappresentanza delle altre sigle non presenti); presenti anche il presidente dell’Ater Alessandro Almadori e l’assessore regionale Giuseppe Chianella.

I sindacati hanno evidenziato un problema che si verificherebbe con l’applicazione del nuovo regolamento, poiché si andrebbe a colpire proprio la fascia più debole della popolazione  che vive nelle case popolari, quella degli anziani che vivono da soli, il caso più comune di famiglie monoparentali, più di 2mila sul totale delle oltre 7mila che vivono a canone sociale.

“Ad oggi – ha spiegato il segretario regionale del Sunia, Rossano Iannoni – i canoni di locazione vengono determinati applicando la precedente normativa (legge regionale ‘33/1996’) e ciò ha consentito all’Ater di raggiungere sempre il pareggio costi-ricavi e di praticare canoni di affitto in media di circa 116 euro mensili. L’eventuale applicazione del canone secondo i parametri Isee produrrebbe uno squilibrio ingiusto tra le diverse fasce, privilegiando le famiglie con reddito basso e figli a carico, ma anche introducendo un forte aggravio per i nuclei composti da una sola persona, spesso vedove oppure anziani rimasti soli, che vedrebbero incrementarsi fortemente il loro canone mensile per compensare i mancati introiti derivati dal resto della platea interessata agli alloggi di edilizia popolare. Per fare un esempio, delle 2100 persone sole che vivono dentro le case popolari, l’80 per cento è costituito da vedove con un reddito lordo dai 6mila gli 11mila euro annui, che non rientrano nelle agevolazioni: ora pagano dai 40 ai 60 euro di canone mensile, ma passerebbero a 100-150 euro pur essendo fascia debole, per consentire il riequilibrio dei conti dell’edilizia residenziale pubblica. Più giusto, allora, che a pagare lo squilibrio sia la fiscalità generale. Su questi problemi si sono già imbattute le uniche quattro Regioni italiane che applicano, fra gravi difficoltà e continui assestamenti, l’Isee come parametro per il calcolo dei canoni Ers. In particolare la Toscana ha modificato la propria legge regionale prestando la massima attenzione al sistema di calcolo dei canoni, che continuerà ad essere proporzionato alle condizioni di reddito familiare”.

Il presidente dell’Ater, Alessandro Almadori, ha sottolineato che “il calcolo in base all’Isee viene introdotto con legge regionale e tale adempimento deve essere espletato, fermo restando che è vero che l’Isee favorisce i nuclei numerosi, essendo stato pensato proprio per questo. Si può ragionare su altre soluzioni purché permangano i livelli di equilibrio dei ricavi dell’Ater”.

L’assessore Chianella ha espresso disponibilità a valutare la situazione, ma ha anche ricordato che il ricorso all’indicatore Isee, “che permette la valutazione della condizione soggettiva di ciascun nucleo familiare, è stato introdotto con legge regionale, la ‘15’ del 2002, ed è uno strumento che ormai viene usato dappertutto, tasse universitarie, abbonamenti, perfino per il reddito di cittadinanza e quindi per venire incontro alle richieste dei sindacati bisognerebbe cambiare una legge approvata proprio dall’Assemblea legislativa dell’Umbria”. 

Per i consiglieri regionali l’ipotesi di rimettere in discussione il parametro Isee non è praticabile: Maria Grazia Carbonari (M5s) e Emanuele Fiorini (Lega) hanno puntualizzato che il compito di chi legifera è di “occuparsi non solo di chi vive da solo, ma della totalità delle persone che abitano le case popolari”. Carla Casciari (Pd) ha ipotizzato che “si possa tenere conto, ad esempio con un atto di indirizzo, di un meccanismo di salvaguardia per le persone che vivono sole, in stato di povertà e prive di reddito patrimoniale”. Per Claudio Ricci (misto-RP-IC) “l’indicatore della situazione economica equivalente è un parametro comune seppure insufficiente, quantomeno imperfetto per una analisi dei soggetti coinvolti”. Per Valerio Mancini (Lega) “bisogna correggere le distorsioni, ma non si può mettere in discussione l’Isee, anche se non è perfetto. Dovremmo anche aumentare i controlli su chi vive nelle case popolari e cosa dichiara, dato che nei sopralluoghi svolti in Altotevere abbiamo trovato alloggi per monoparentali dove vivono anche fino a cinque persone e famiglie che si trovano in Marocco, ma percepiscono i contributi per l’affitto”. 

La Commissione presieduta da Attilio Solinas valuterà l’eventuale composizione di un atto di indirizzo che contribuisca a rendere più equo il pagamento dei canoni di locazione. PG/

Data:
Giovedì, 31 Gennaio, 2019 - 16:15

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