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SANITÀ: “LA GIUNTA NON RISPETTA LE INDICAZIONI DI CSS E MINISTERO DELLA SALUTE SULLA SOMMINISTRAZIONE IN DAY HOSPITAL DELLA PILLOLA ABORTIVA” - DE VINCENZI (MISTO-UN) ANNUNCIA INTERROGAZIONE

In sintesi

Il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (misto-Umbria next) annuncia la presentazione di una interrogazione sulla pillola abortiva. Per De Vincenzi, la Giunta “non rispetta le indicazioni del Consiglio Superiore della Sanità e del Ministero della Salute sulla somministrazione in day hospital della RU486”.

 

(Acs) Perugia, 7 gennaio 2019 – “La Giunta non rispetta le indicazioni del Consiglio Superiore della Sanità e del Ministero della Salute sulla somministrazione in day hospital della RU486”. È quanto dichiara il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (misto-Umbria next) annunciando la presentazione di una interrogazione all’Esecutivo di Palazzo Donini sulla pillola abortiva “per capire sulla base dell’operato di quale organismo scientifico, e di quali elementi scientifici addizionali, abbia stabilito che i pareri del Css e le linee di indirizzo ministeriali potessero essere superabili al punto di considerare estendibile l’impiego della RU486 anche in regime di day hospital, nonostante il potenziale rischio per la salute della donna”.

“La Giunta Marini – spiega De Vincenzi - con una delibera del 4 dicembre 2018, dà mandato alle Asl e alle Aziende Ospedaliere di applicare in tutte le sedi che effettuano interruzione volontaria di gravidanza chirurgica anche l’opzione farmacologica - cioè la pillola abortiva RU486 - sia in regime di ricovero ospedaliero ordinario che in day hospital. La procedura di aborto farmacologico inizia con la somministrazione del mifepristone, prosegue con la somministrazione dopo 48 ore di misoprostolo e termina con la verifica dell’avvenuta espulsione dell’embrione. E un ricovero in day hospital non esclude che l’espulsione possa avvenire al di fuori delle strutture ospedaliere”.

“Durante le sperimentazioni degli ultimi venti anni – prosegue De Vincenzi - sono sorti numerosi criteri che ostano all’impiego del metodo farmacologico in regime diverso dal ricovero ordinario. Il Consiglio Superiore di Sanità nel 2004 affermò che ‘i rischi connessi all’interruzione farmacologica della gravidanza si possono considerare equivalenti all’interruzione chirurgica solo se l’interruzione avviene in ambito ospedaliero’, mentre il Ministero della Salute nelle linee di indirizzo adottate nel 2010 afferma che ‘l’atto farmacologico si articola in un percorso temporale piuttosto lungo; vi sono implicazioni estremamente importanti dal punto di vista psicologico sulla donna; si rende necessario ed essenziale il consenso informato’. La delibera di Giunta stralcia questi autorevoli pareri”.

“La liberalizzazione della somministrazione della RU486 in regime di day hospital – conclude De Vincenzi - ha l’obiettivo di sgravare il costo degli interventi chirurgici e dei posti letto e lascia la donna in uno stato di solitudine psicologica. Senza contare l’eventualità del danno biologico, vista la concreta possibilità di emorragie date dall’espulsione del feto fra le pareti domestiche, del quale non è chiaro chi se ne dovrebbe far carico, se l’Asl o la struttura ospedaliera di riferimento”. RED/dmb

Data:
Lunedì, 7 Gennaio, 2019 - 13:30

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