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ROGO “BIONDI RECUPERI”: “INTENSIFICARE LA VIGILANZA SUI GESTORI RIFIUTI” - DA GRUPPO CONSILIARE M5S “DIECI DOMANDE AD AZIENDA, ARPA UMBRIA E REGIONE”

In sintesi

Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, consiglieri regionali M5S, formulano “dieci domande ed alcune riflessioni” sul rogo dell’azienda ‘Biondi recuperi’ di Perugia, auspicando che sia “intensificata la vigilanza sulle aziende che si occupano del trattamento dei rifiuti, sulle dinamiche, sulla permeabilità o meno del sistema alle reti criminali”.

 

(Acs) Perugia, 13 marzo 2019 - “Mentre emergono i primi gravi dati sui picchi di inquinanti sprigionati dal rogo di domenica, restiamo in attesa di conoscere il livello di altri contaminanti (diossine/PCB inclusi) su suoli e alimenti”. Lo dichiarano Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari (M5S), formulando “dieci domande e alcune riflessioni” su quanto avvenuto nell’azienda Biondi recuperi di Perugia.

Liberati e Carbonari chiedono dunque se: “l'Azienda rispettava i volumi limite di conferimento giornalieri e annuali dei rifiuti, così come il tempo massimo di loro detenzione, così come le obbligatorie aree di lavorazione e stoccaggio, rigorosamente individuate dalle prescrizioni Aiai; l'Azienda riusciva a piazzare sul mercato i rifiuti e in quale misura; è vero che già nel 2016 la Biondi aveva subito un altro incendio; furono rispettate le prescrizioni stabilite da Arpa Umbria all'epoca. A quanto ammontano le polizze fidejussorie della Biondi e chi pagherà il possibile danno ambientale-sanitario, nonché di immagine alla città di Perugia e all'Umbria; quando è stata l'ultima visita ispettiva periodica svolta dall’Arpa alla Biondi, dopo i fatti del 2016; quante e quali altre visite a campione, a sorpresa, sono state effettuate da Arpa, Noe, Gdf, Polizia Provinciale, Forestale e Carabinieri Forestali, sia presso un impianto come quello della Biondi, sia presso le altre piattaforme regionali di gestione dei rifiuti, sulla base di piani annuali di verifica, incidentalità, analisi di rischio, su incarico dei PM, ma anche sulla scorta di segnalazioni dei cittadini (che, stando alla stampa, ci sono state, e non da oggi); esistono verbali di tali eventuali visite; è poi vero che in Arpa non esiste la reperibilità del servizio di controllo emissioni in atmosfera da mezzo mobile, richiesto da anni e mai implementato; è vero che, per questo motivo, il mezzo mobile sarebbe giunto in loco solo alle 23.30, ben sei ore di attesa per un viaggio da Maratta di Terni (dove si trovava) a Perugia; è vero che Arpa ha eliminato anche la reperibilità del servizio laboratorio (campioni acqua/suolo/etc.) per le giornate di sabato e domenica, destinando tali risorse all'avanzamento delle fasce stipendiali direttive”.

I consiglieri pentastellati rimarcano infine che “quanto alla Regione Umbria, leggendo le Autorizzazioni integrate ambientali 2011 e 2018, si evidenzia un aumento notevole dei quantitativi massimi di rifiuti che possono essere trattati presso la Biondi Recuperi: si passerebbe infatti dalle 112.870 tonnellate del 2011 alle 144.620 del 2018. Cosa non meno discutibile è il fatto che tali impianti non siano ancora classificati tra quelli a rischio di incidente rilevante, contrariamente all'evidente pericolo rilevato per la salute umana di operatori e residenti con questo nuovo incendio, considerando che la zona rossa si è allungata fino a tre chilometri dal rogo”.

“Attendiamo risposte puntuali e convincenti alle domande avanzate – concludono - affinché la pubblica opinione sia pienamente informata e per intensificare la vigilanza su tutte queste aziende, sulle dinamiche dei rifiuti, sulla permeabilità o meno del sistema alle reti criminali, già certificata nel recente passato per Gesenu e altri soggetti. Una vigilanza che, considerando le strette competenze della stessa Regione Umbria su tali attività, andava da tempo seriamente rafforzata, a maggior ragione in assenza di un Piano rifiuti aggiornato e laddove ci fosse stata un'Aia, come nel caso di specie”. RED/mp

Data:
Mercoledì, 13 Marzo, 2019 - 15:00

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