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QUESTION TIME (6): “FALLIMENTO DEL PROGETTO DELL’UNIVERSITÀ DI PERUGIA A TERNI” - A LIBERATI E CARBONARI (M5S), RISPONDE ASSESSORE BARTOLINI : “REGIONE PUNTA A RILANCIO ATENEO NELLA CONCA TERNANA”

(Acs) Perugia, 12 marzo 2019 – Nella seduta odierna dell’Assemblea legislativa dell’Umbria è stata discussa l’interrogazione a risposta immediata con cui i consiglieri Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari (M5S) chiedevano di fare chiarezza sulla “caduta degli iscritti, da 5mila a mille in quindici anni e sul fallito progetto dell’Università di Perugia a Terni”.

Nell’atto ispettivo Liberati, dopo aver ricordato di aver “appreso dalla stampa della proposta grottesca di potenziare l’Università in area del tutto inadeguata, in piena zona di ricaduta delle polveri Thyssen e Ilserv”, chiede alla Giunta “quali approfondimenti tecnico-scientifici e quali valutazioni abbiano portato a questo progetto, del tutto inadeguato per la città, per gli studenti e per la stessa Università, tale da dimostrare la totale mancanza di visione e di qualsiasi autentica politica di valorizzazione culturale della città di Terni da parte dello Studium Generale e della Regione Umbria”. Liberati chiede anche “quali siano gli intendimenti della Giunta, perché docenti e discenti possano operare in aree antropizzate, servite e, soprattutto, sicure e sane, senza restare separati dalla città, ma vivendo dentro di essa, contribuendo a contaminarla col loro sapere e le loro idee; e quando verranno trasferiti altrove in città laboratori, docenti e discenti attualmente collocati a Pentima, zona del tutto insana”.

Inoltre con l’interrogazione Andrea Liberati domanda anche “cosa intenda fare l'Università di Perugia nel breve e medio termine per rimpolpare di Facoltà e studenti la città di Terni, passata dai 5mila iscritti dei primi anni 2000, ai 3mila del 2008, agli appena mille del 2018; se intenda operare per richiamare su Terni altre Università italiane e internazionali, oltre quella di Perugia, vista la perdurante inconsistenza di serie iniziative da parte di Palazzo Murena, mentre la città di Terni affonda in una crisi economico-sociale che è anzitutto debolezza culturale di lunga data delle sue classi dirigenti, spesso prive di formazione scolastico-universitaria adeguata anche in forza dell'assenza in loco di una proposta accademica dignitosa, oltre la vieta matrice industrial-fordista novecentesca che orienta ancor oggi parte delle classi dirigenti citate”. Infine il capogruppo regionale M5S chiede di sapere “quanto sia costato alla Fondazione Carit, Comune, Regione e Università negli ultimi 15 anni il progetto accademico per Terni, con particolare riferimento a Economia, Scienze politiche, Lettere. Facoltà, le ultime due, poi tristemente chiuse, quando ovunque, nel resto d'Italia, hanno un futuro”.

L’assessore Antonio Bartolini ha risposto che, rispetto al secondo quesito, “la Regione ha contribuito, come socio del consorzio, per 10mila euro annui e con un finanziamento, sotto il mio assessorato, per mantenere attivi i corsi, per tre posti da ricercatore al fine di garantire il requisito minimo. Rispetto alla prima domanda la Regione intende fare tutto il possibile per sviluppare, nella città di Terni e nella conca ternana il rilancio dell’università. Ci sono stato incontri sia con il sindaco di Terni, con il presidente della Fondazione Carit, con il Rettore, con il Presidente di Confindustria. c’è grande interesse da parte delle imprese operanti sul territorio ad investire per l’attività di ricerca ed innovazione. Da parte della Regione c’è l’impegno di investire sulle proprie strutture che hanno esigenza di essere rinnovate. Se ci sarà un accordo condiviso la Regione farà tutto quanto le è possibile. Esiste anche un accordo legato all’area di crisi complessa in cui fa parte del tavolo il Ministero dell’Università e sotto questo profilo auspichiamo di far arrivare risorse anche dal Governo nazionale”.

Liberati, nella replica ha rilevato la mancanza di risposte rispetto ai “costi sostenuti dagli altri attori del consorzio. Si tratta di un tema importante da allargare alle regioni limitrofe. Tanto di cappello all’Università di Perugia per gli oltre 700 anni di storia, ma a forza di non parlare del decremento degli iscritti, della problema qualitativo ed altro, a forza di essere autoreferenziali abbiamo in alcune città un ‘fallimento’ del progetto accademico. Sulla città di Perugia ci altri problemi evidenti che hanno originato altre questioni che significano non solo la perdita di un patrimonio culturale, ma anche economico e finanziario sostanziale della città”. AS/ 

Data:
Martedì, 12 Marzo, 2019 - 12:45

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