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QUESTION TIME (5): “QUALI INIZIATIVE PER IL FUTURO DEL CENTRO DI RICERCHE STAMINALI DI TERNI?” - NEVI INTERROGA, ASSESSORE BARBERINI RISPONDE: “ATTENDERE AUTORIZZAZIONI E BUSINESS PLAN”

(Acs) Perugia, 27 settembre 2016 – Nella seduta odierna di question time, il consigliere Raffaele Nevi (FI) ha interrogato l'assessore alla sanità Luca Barberini per sapere quali iniziative intende intraprendere in merito al futuro del Centro di ricerche per le cellule staminali di Terni, “affinché anni di studi, ricerca, professionalità, risorse non vengano dispersi e possa andare avanti un ambizioso progetto di ricerca così importante per il nostro territorio e per il Paese”.  Nevi ha spiegato che nel 2003 veniva deciso di avviare a Temi un centro di ricerca sulle cellule staminali con partecipazione pubblico-privata di cui erano partner “l'Ospedale Santa Maria di Terni, l'Università di Perugia, il Comune di Temi, la Regione Umbria, la Fondazione Agarini. La struttura si sarebbe dovuta collocare nei locali dell'ex caserma della Milizia in via Campomicciolo sulla quale l'Ater aveva investito circa 7milioni dì Euro per metterlo a disposizione dell'Azienda Ospedaliera. I locali della ex caserma della Milizia – ha ricordato Nevi - sono stati abbandonati per anni; la sperimentazione si è dovuta spostare all'Ospedale Santa Maria in una nuova struttura costata circa 3milioni di euro; la ricerca e la sperimentazione hanno quindi subito importanti ritardi e il Cnr avrebbe tagliato i finanziamenti pari a 5milioni e 200mila euro destinati a questo Centro. Da notizie di stampa, infine – ha concluso Nevi -, sembra che i locali ex Milizia non saranno più utilizzati per il centro di ricerca, ma per semplici ambulatori medici”.

Nella sua risposta l'assessore alla sanità Luca Barberini ha risposto: “La questione che solleva è nota e risale ormai non alla passata legislatura ma ancora a quella precedente, al 2008, quando il centro ricerca fu individuato per avviare un progetto di cooperazione per l’integrazione e potenziamento attività di ricerca nel campo delle cellule staminali. Sostanzialmente il progetto vedeva due fasi: una prima fase in cui l’attività della fondazione si doveva svolgere all’interno dei a locali messi a disposizione dall’Azienda ospedaliera di Terni e, successivamente, un trasferimento che doveva realizzarsi nel fabbricato in Terni in via Campo Micciolo, un fabbricato oggetto di profonda ristrutturazione e di sistemazione da parte dell’Ater. Trasferimento che si doveva concludere appunto dopo questa fase di ristrutturazione che ormai può dirsi conclusa. L’Azienda ospedaliera di Terni è in attesa di conoscere gli sviluppi futuri di questo progetto sulla ricerca delle cellule staminali e al fine di procedere a questo definitivo trasferimento. Da ultimo, l’Azienda ospedaliera di Terni, in data 20 settembre 2016, ha richiesto o meglio ha anche diffidato la Fondazione cellule staminali a fornire un riscontro alle precedenti note, che erano rimaste del tutto inevase, sull’utilizzo appunto dei locali in via Campo Micciolo, ma ha anche chiesto un progetto di lavoro con specifica indicazione delle fonti di copertura finanziaria e anche relativo impegno, per sviluppo, business plan e crono-programma delle attività.  Nella sostanza, però, va anche ricordato che questo tipo di attività, dalla cell factory a tutte le altre, hanno necessità di essere autorizzate non solo sui processi, ma anche sui luoghi e sulle strutture fisiche. Vi è quindi la necessità di avviare un percorso per autorizzare la nuova struttura e evitare che ci siano interruzioni autorizzative che determinerebbero anche l’interruzione della ricerca. Rassicuro che da parte della Giunta regionale c’è il massimo impegno nel sostenere iniziative di ricerca soprattutto in campi specializzati qual è quello che sta portando avanti la Fondazione per la ricerca delle cellule staminali, così come da parte dell’Azienda ospedaliera di Terni c’è la conferma che saranno garantiti tutti gli impegni di natura logistica, tecnica e finanziaria che sono stati assunti con la sottoscrizione della convenzione del 2005. Nella sostanza si tratta ora di attendere questo percorso autorizzativo per evitare interruzioni e si tratta di capire e di conoscere esattamente il business plan, e anche il programma delle iniziative che questa Fondazione vorrà mettere in atto alla luce anche della nuova struttura in cui sarà collocata”. 

Nella replica conclusiva, Nevi si è dichiarato “ancora più preoccupato, perché ancora siamo alla fase di conoscere quali sono i progetti della fondazione, come fare a superare il grave problema delle autorizzazioni. Spero solo che non si perda più tempo e che questa triste vicenda, come altre ce ne sono purtroppo in Umbria, abbia un futuro migliore di quello che ha avuto fino ad oggi e spero che l’assessore che da poco è rientrato in Giunta la possa seguire, in modo che alla fine si riesca a portare a compimento un progetto in cui io personalmente ho creduto molto e in cui penso credano molto anche tutti i poveri malati di queste malattie che vedono in questo anche una speranza. Quindi per adesso mi reputo insoddisfatto della risposta, che denota ancora una incertezza rispetto alla questione”. PG/

Data:
Martedì, 27 Settembre, 2016 - 13:00

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