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LEGGE CONTRO DISCRIMINAZIONI SESSUALI: “LA PRESIDENTE MARINI RIFERISCA IN AULA SULLO SCONTRO ISTITUZIONALE FRA REGIONE E PREFETTURA SUL PROTOCOLLO CONTRO L’OMOFOBIA” - NOTA DI DE VINCENZI (MISTO-UMBRIANEXT)

In sintesi

Il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (gruppo misto – Umbria Next) invita la presidente della Regione Catiuscia Marini a riferire in Aula su ciò che egli definisce “scontro istituzionale” fra Regione e Prefettura di Perugia sul protocollo contro le discriminazioni legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere.

(Acs) Perugia, 13 settembre 2018 - “A chi giova lo scontro istituzionale fra Regione e Prefettura di Perugia sulla questione del protocollo contro le discriminazioni legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere? La presidente Marini riferisca in Aula su come intende risolvere questo imbarazzante contenzioso istituzionale”: lo afferma il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (gruppo misto – Umbria Next).

“È una vicenda nata male – secondo De Vincenzi – quella della legge regionale ‘3/2017’ che è discriminante nelle sue linee programmatiche e divisiva della comunità umbra, quindi proseguita peggio, con l’esclusione dagli organismi previsti dalla legge delle associazioni di genitori e famiglie, e devastante nel suo epilogo, con le istituzioni sulle barricate”.

“Non voglio riprendere la questione della legge – afferma De Vincenzi - alla quale ho lavorato per un anno e mezzo in totale solitudine fra i banchi dell’opposizione, prima in sottocommissione e poi in commissione, e affiancato da qualche collega in Aula solo al traguardo, all’arrivo dei microfoni e delle telecamere.  Piuttosto voglio affrontare la follia dello scontro istituzionale scaturito dalla legge, o meglio, dalla sua scellerata e ideologica applicazione che di certo non serve e non servirà a nessuno, o quasi. Non serve di certo alle istituzioni, che ne escono vicendevolmente squalificate, colpite nella loro autorevolezza e credibilità di fronte alla cittadinanza e alle proprie strutture operative interne. Non serve di certo alle macchine istituzionali, che rischiano di essere esposte a ripercussioni che possono riverberarsi ben oltre le motivazioni dello scontro attuale. Non serve di certo ai cittadini che, in un tempo di grande travaglio, hanno solo bisogno di istituzioni in grado di operare in forte sinergia di intenti e d'azione. E da ultimo non serve di certo alle associazioni di genitori e famiglie che, comunque si voglia leggere la vicenda, non hanno trovato diritto di cittadinanza né presso la Regione, che non le ha invitate alla firma del protocollo, né presso la Prefettura che non ha ritenuto di farne menzione”.

“Così – prosegue De Vincenzi - mentre le istituzioni sono impegnate in un braccio di ferro, incuranti di dare attuazione ad un pluralismo democratico coerente con la nostra Carta costituzionale, sembrerebbe che l'unica ad aver guadagnato un consenso spicciolo e una visibilità istantanea, sia stata proprio la Lega, con la conferenza stampa nella quale si è autoproclamata unica oppositrice degli atti propugnati dalla Giunta regionale. Eppure le strade per prevenire una crisi istituzionale c'erano ed erano pure note alla Presidente Marini che avrebbe potuto dare seguito ad un protocollo d'intesa sulle discriminazioni, di cui fanno parte sia Omphalos che il Forum delle famiglie insieme a numerose istituzioni e tante altre associazioni, già operativo dal giugno 2014 e valido sino al 2019, oppure dare attuazione a un nuovo protocollo, accogliendo il mio invito a rispettare il pluralismo democratico invocato con una mia PEC in data 30 agosto scorso, una richiesta ufficiale che non ha ricevuto risposta, se non quella che è all'onore delle cronache”.

“Dimenticanze? Sbadataggini? Volontà  strategica di escludere le associazioni familiari?  Tutto è possibile – conclude De Vincenzi – stando ai fatti di cronaca. E allora, chi è causa del suo mal pianga se stessa, cara presidente Marini, alla quale chiedo: che fine hanno fatto il rispetto e la correttezza dei rapporti istituzionali, anche in relazione ai cittadini umbri? Quale esempio stanno dando le istituzioni immerse in questo clima di aspra contrapposizione? Resta, allora, una triste storia fatta di soldi da dare anche alle associazioni LGBTI in forza della legge 3/2017, di organismi attuativi  antidemocratici e lesivi del bene comune dei nostri cittadini, e una sconfitta netta per le istituzioni, le associazioni e per la nostra comunità”. RED/pg

Data:
Giovedì, 13 Settembre, 2018 - 13:00

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