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CALRE (2): “EX PLURIBUS UNUM: LE AUTONOMIE E IL FUTURO DELL’EUROPA” - QUESTA MATTINA IL CONVEGNO A PALAZZO CESARONI

In sintesi

Dopo la cerimonia del passaggio di consegne della presidenza della “Conferenza Assemblee legislative regioni europee” (Calre) tra Ana Luisa Luis, presidente della Regione autonoma delle Azzorre (Portogallo) e la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria Donatella Porzi, si è svolto questa mattina a Palazzo Cesaroni il convegno sul tema “Ex pluribus unum: le autonomie e il futuro dell’Europa”. Le immagini della mattinata: https://www.flickr.com/photos/tags/calre21gennaio

(Acs) Perugia, 21 gennaio 2019 – Dopo la cerimonia del passaggio di consegne della presidenza della “Conferenza Assemblee legislative regioni europee” (Calre) tra Ana Luisa Luis, presidente della Regione autonoma delle Azzorre (Portogallo) e la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria Donatella Porzi (http://www.consiglio.regione.umbria.it/informazione/notizie-acs/calre-1-...), si è svolto questa mattina a Palazzo Cesaroni il convegno sul tema “Ex pluribus unum: le autonomie e il futuro dell’Europa”.

Gli interventi dei relatori hanno messo in evidenza le criticità che la Comunità europea si trova ad affrontare, quale progetto aggregativo che per la prima volta deve fare fronte a tensioni che mirano invece ad allontanare gli Stati europei e addirittura a disgregarne l’unitarietà. Da questa analisi sono poi emersi alcune conseguenti ipotesi di azione per rinvigorire lo spirito europeista, soprattutto tra i giovani, diminuendo la distanza reale e percepita rispetto tra Bruxelles e i centri decisionali locali. In tutto ciò un ruolo importante spetterà alla comunicazione dell’Europa, dei suoi sistemi e dei suoi valori che, a partire dall’esempio del lavoro svolto da Antonio Megalizzi, dovrà essere puntuale, chiara e improntata al coinvolgimento e alla creazione di un più forte senso di appartenenza.

Alla tavola rotonda, moderata da Carlo Marroni (giornalista de Il Sole 24 Ore), hanno partecipato: Francesco Clementi (L’Unione europea e la sfida del cambiamento istituzionale); Luca Ferrucci (Tra mercato, concorrenza e regole: quale futuro per l’economia europea?); Luca Castelli (I regionalismi in Europa tra unità e separazione); Marco Mazzoni (Tra nuovi e vecchi media: comunicare le autonomie dell’Unione Europea); Simone Budelli (La tutela e valorizzazione dei beni culturali in Europa). Ha concluso il convegno la presidente Porzi.

GLI INTERVENTI

FRANCESCO CLEMENTI (L’Unione europea e la sfida del cambiamento istituzionale): “IL CONFRONTO CHE PARTIRÀ DOPO LE LEZIONI EUROPEE CHIAMERÀ IN CAUSA ANCHE LE AUTONOMIE. Sarà dunque un voto importante, dato che la doppia crisi economica ha corroso il tessuto dell’Unione, la quale ha perso anche la forza per trovare dentro di se gli argomenti per affrontare il cambiamento necessario. Una delle sfide da affrontare è recuperare il governo di se stessa. Le autonomie territoriali devono dimostrare che l’Europa non è solo Bruxelles, esse devono far valere la propria presenza e la propria forza nel processo di legislazione ascendente. Va ripresa con forza l’idea di una Europa policentrica, con un modello legislativo plurimo in cui sono coinvolte anche le Assemblee regionali. La struttura attuale dell’Unione non sembra riconoscere la forza delle autonomie territoriali. La crisi della rappresentanza politica può essere affrontata partendo dalle Assemblee legislative, dato che in quelle sedi la distanza tra cittadini e istituzioni è minore. BISOGNA RIPARTIRE DAL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ, NECESSARIO PER AMPLIARE LA RAPPRESENTANZA POLITICA. VA INOLTRE RAFFORZATO IL PRINCIPIO DELLA LEALE COLLABORAZIONE TRA LE AUTONOMIE TERRITORIALI E LO STATO E TRA L’UNIONE EUROPEA E LE ASSEMBLEE LEGISLATIVE REGIONALI. Infine c’è il tema della piena legittimazione delle Regioni di fronte alla Corte di giustizia, altrimenti esse sono private di uno strumento potente. Sta prendendo corpo un nuovo europeismo, quello dei giovani per i quali l’Europa è una realtà quotidiana: la Calre dovrebbe porsi nelle condizioni di accogliere questo nuovo europeismo, facendogli fare un passo in avanti, per un’Europa più aperta e solidale”.

LUCA FERRUCCI (Tra mercato, concorrenza e regole: quale futuro per l’economia europea?); “NELLA COSTRUZIONE DELL’EUROPA ECONOMICA SI SONO SOVRAPPOSTI DUE DIVERSI PARADIGMI DI SVILUPPO ECONOMICO: QUELLO DELLA CONCORRENZA E DEL LIBERO SCAMBIO DENTRO L’AREA EURO, E QUELLO DELLA COESIONE ECONOMICA E DELLA REDISTRIBUZIONE. Due paradigmi che si caratterizzano per grandi asimmetrie temporali e di contenuti. L’Europa economica nasce negli anni ‘50-’60 sul paradigma di sviluppo e del libero scambio, con la libera circolazione dei beni, con il mercato unico europeo. E si sviluppa ulteriormente negli anni ‘90 con le liberalizzazioni, la regolamentazione dei servizi e la circolazione delle persone. Dagli anni ‘80, con l’entrata di nuovi paesi che sposta a sud il baricentro dell’Europa, si introduce il secondo paradigma: c’è bisogno di maggiore coesione e di redistribuire le risorse dalle regioni ricche a quelle povere. Ma questo paradigma arriva tardi e arriva povero. Nel bilancio comunitario è allocato solo l’1 per cento del pil europeo. L’Europa che abbiamo costruito si basa sul paradigma del libero scambio, ed è in grave ritardo quello della maggiore eguaglianza economica tra i popoli europei. Le politiche redistributive dipendono ancora troppo dai singoli Stati. C’è una grande asimmetria. L’Europa così costruita ha delle intrinseche vulnerabilità, acuite dalla crisi degli ultimi anni. Ed è su queste che dobbiamo lavorare perché abbiamo bisogno di maggiore Europa: aver avuto un solo paradigma dominante ha creato asimmetrie tra paesi e continua a crearne; c’è un eccesso di spesa e di regolamentazioni in alcuni ambiti, come l’agricoltura, quando su altri c’è assenza di Europa come la difesa, la sicurezza, il welfare, la disoccupazione, l’immigrazione; in queste asimmetrie competitive tra Paesi europei si sono accentuati politiche dei governi nazionali con logiche utilitaristiche di breve periodo; L’EUROPA HA COSTRUITO UN MODELLO ECONOMICO SPINTO SU CONCORRENZA E NON SU REDISTRIBUZIONE, UN MODELLO POLITICO PARZIALMENTE STRUTTURATO E NON HA LAVORATO SU UN MODELLO SOCIALE DI INTEGRAZIONE. SOLO ACCOMPAGNANDO QUESTI TRE MODELLI NELLA CRESCITA SARÀ POSSIBILE RAFFORZARE L’EUROPA”.

LUCA CASTELLI (I regionalismi in Europa tra unità e separazione): “Tra le Assemblee legislative regionali che fanno parte del Calre ci sono quelle di Belgio, Regno Unito, Spagna, paesi attraversati da forti torsioni nazionaliste in chiave secessionista. Tutte vicende che hanno in comune il fatto di essere arrivate ad un punto di rottura dopo il 2009, vale a dire dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, che consolida il metodo intergovernativo di governo dell’Unione. Lisbona è la rivincita degli Stati, che tornano ad essere i ‘Signori dei Trattati’ mentre le autonomie territoriali finiscono in un cono d’ombra. Se le istanze di cui questi territori sono portatori non trovano un sbocco si accentuano i rischi di radicalizzazione di queste spinte centripete. I processi di differenziazione riguardano anche Paesi non attraversati da tensioni separatiste, come la Francia o l’Italia, dove alcune Regioni hanno avviato procedure per ampliare la propria autonomia. La differenziazione territoriale è espressione di un’esigenza ineludibile: quella di rispondere alle crescenti richieste provenienti dai territori di adattare norme, procedure, assetti istituzionali alle loro caratteristiche e ai loro specifici bisogni. La Calre può svolgere un ruolo significativo, come sede di raccordo e di confronto dinamico tra Paesi percorsi al proprio interno da tali tendenze territoriali, perché può avere una percezione più immediata di questi problemi e quindi può rappresentare un utile terreno d’incontro, nel quale costruire una piattaforma condivisa di valori e di proposte, per costruire una nuova stagione del regionalismo in Europa. UNA DELLE PROPOSTE CHE ANDREBBE RIPRESA DOVREBBE ESSERE QUELLA DI TRASFORMARE IL COMITATO DELLE REGIONI – CHE IL TRATTATO DI LISBONA NON HA NEPPURE INSERITO TRA LE ISTITUZIONI DELL’UNIONE – NELLA SECONDA CAMERA DEL PARLAMENTO EUROPEO, IN MODO CHE LE REGIONI POSSANO INCIDERE DIRETTAMENTE NEI PROCESSI DECISIONALI EUROPEI E QUESTO CONSENTA DI RICOMPORRE ANCHE LE FRATTURE TERRITORIALI”.

MARCO MAZZONI (Tra nuovi e vecchi media: comunicare le autonomie dell’Unione Europea): “Dopo la morte di Antonio Megalizzi, ho letto un post che mi ha molto colpito, di un giovane che descriveva le esperienze di questo ragazzo che diceva di sentirsi ‘europeo, italiano e trentino’. La Commissione europea è molto attento al modo in cui l’Europa viene rappresentata. Emerge chiaramente un deficit di comunicazione. LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ EUROPEA PASSA PER UN PROCESSO MEDIATICO DI GRANDE IMPORTANZA, CHE DEVE PORTARE A SUPERARE LA DISTANZA PERCEPITA CON BRUXELLES. Quando si parla di Europa si utilizza lo stile conflittuale della comunicazione politica nazionale e questo porta ad una disaffezione verso l’Unione. La comunicazione dell’Europa è episodica, intermittente e legata soprattutto a singoli episodi di grande impatto: questo succederà nelle prossime settimane per le elezioni europee, vissute come una competizione in chiave nazionale. L’IDEA DEL PROGRAMMA EUROPEO DI RADIOPHONICA A CUI LAVORAVA MEGALIZZI (EUROPHONICA) È NATO A PERUGIA NEL 2014, quando si è svolto lo ‘University media festival’, durante il quale viene compreso che servono maggiori informazioni sull’Unione. Ogni mese, un mercoledì, il programma radiofonico segue lo spostamento dell’Unione da Bruxelles a Strasburgo per spiegare l’Europa in modo preciso, dettagliato e obiettivo”.

SIMONE BUDELLI (La tutela e valorizzazione dei beni culturali in Europa): “Dalla terra di Francesco parte un forte appello per la tutela dei beni naturali e culturali. Valorizzare questo patrimonio è indispensabile per lo sviluppo economico. NON DOBBIAMO CONSIDERARE LA CULTURA COME UN GIACIMENTO DA SFRUTTARE MA COME UNA RISORSA DA FAR CONOSCERE, DA TRAMANDARE, DA RIGENERARE E METTERE IN CIRCOLO. La competitività oggi si sposta dalle imprese ai territori, che per competere devono distinguersi. Una identità forte, il saper fare, lo stile di vita, la reputazione, la qualità e le eccellenze, sono punti cardine di un nuovo sviluppo economico. La leva culturale determina la rigenerazione urbana dei luoghi, lo sviluppo dei territori e delle persone. Tutelare la nostra identità è tutelare la nostra democrazia. L’Europa deve diventare essa stessa nazione per sconfiggere il nazionalismo tribale. La storia, le tradizioni, i simboli, le identità contano. E noi le dobbiamo riscoprire. Trasmettere l’amore per questa conoscenza è fondamentale per sopravvivere nella globalizzazione, contro il pericolo di rendere tutto uniforme. L’Umbria è terra di terremoti, che ci hanno costretto a riflettere su cosa ricostruire. Questo obbliga le comunità locali a confrontarsi sulle proprie radici, su quali elementi del passato ricostruire per traghettarli nel futuro. Il patrimonio culturale è ciò in cui una comunità si riconosce, ciò che la aiuta a rimanere se stessa. L’Umbria può essere un modello su come l’identità culturale, la bellezza, possa essere messo al centro si un nuovo modello politico. La ricostruzione è soprattutto recuperare il passato per guardare al futuro. I BENI CULTURALI VANNO TUTELATI E TRASMESSI NON SOLO PERCHÉ PRODUCONO REDDITO, MA PERCHÉ QUESTA È LA NOSTRA IDENTITÀ, LA NOSTRA DEMOCRAZIA, LA NOSTRA EUROPA”.

BRUNO PIGOZZO (Vice Presidente consiglio regionale Veneto): “Abbiamo di fronte un periodo in cui servirà una attenta riflessione sulle vere aspettative dei territori senza perdere di vista l’obiettivo generale. L’aspetto culturale, dell’identità, viene a volte utilizzato per recriminare, per creare distinzione piuttosto che coesione. Va creata una nazione europea che sia in grado di valorizzare le ricchezze dei territori. Il disegno europeo inizia a mostrare i segni del tempo ed ha bisogno di un restauro. Le Regione avranno il ruolo di raccordare aspettative dei territori e visione di insieme. Bisogna capire da dove riprendere la riforma costituzionale per valorizzare e mettere a sistema le esperienze delle Regioni”.

CARLO BORGHETTI (Consiglio regionale Lombardia): “Anche tra i giovani il tema dell’Europa è sconosciuto oppure viene sentito come lontano. Se si votasse oggi sull’Europa, in molte zone del nostro paese una proposta di maggiore integrazione rischierebbe di non essere approvata. È necessario spiegare quanto è stata utile l’Unione per le nostre comunità. Spiegando gli aspetti positivi dell’integrazione, dall’Erasmus, al roaming, dalle frontiere aperte ai mille altri esempi positivi che ci sono. Per il futuro, si dovrà essere capaci di proposte riformiste sull’Europa: l’elezione diretta del presidente della Commissione europea, la creazione della seconda camera del Parlamento europeo (a cui dare un ruolo maggiore a discapito dei governi). Va spiegato che le regioni permettono di valorizzare i territori e di mettere in primo piano i territori”.

DONATELLA PORZI (presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria): “Per questo evento abbiamo scelto come immagine la basilica di San Benedetto. Un simbolo del sisma che ha colpito l’Umbria, ma anche delle difficoltà di una ricostruzione, non solo materiale. Vanno create reti e relazioni forti. Bisogna far funzionare le istituzioni al meglio per conseguire gli obiettivi comuni. Senza prescindere dall’attenzione ai giovani e dalle azioni a loro rivolte e puntando molto sulla comunicazione e sull’informazione sulla Comunità europea.

Gli anni che ci attendono saranno pieni di sfide significative per tutti i Paesi europei. L’Europa si è modificata nel tempo, ha creato reazioni contrapposte, spesso negative, ha prodotto forze centrifughe, rischiando di portare gli Stati verso una frammentazione generale. Una gestione comune e condivisa più puntuale e più unitaria di materie economiche e sociali è il punto di caduta naturale del processo intrapreso e sembra essere una prospettiva positiva per le situazioni degli Stati membri. DOBBIAMO RIFORMARE L’UNIONE EUROPEA, DOTANDOLA DI UNA NUOVA GOVERNANCE CHE LA RENDA SEMPRE PIÙ INTERDIPENDENTE E APERTA, PER OPPORSI AI POPULISMI E SOVRANISMI CHE SI STANNO DIFFONDENDO, approfittando della precarietà della situazione e di quel sentimento di paura così presente nella vita dei cittadini. La precarietà e la paura sono i nostri nemici, ed è giunto il momento di un’Europa più forte in grado di arginarli. Cercare di tenere insieme le tante sensibilità europee, sempre più diverse, non perdendo di vista l’obiettivo della condivisione e dell’europeismo credo sia la strategia vincente. L’europeismo del futuro deve puntare alla coesione, al rispetto di tutti, all’inclusione sociale, non solo nei riguardi degli immigrati, ma di chiunque sia diverso, perché la diversità rende la realtà sfaccettata, più ricca di valori e di cultura. Non possiamo arginare la globalizzazione ma possiamo “umanizzarla”, come ci ha indicato mons Giulietti nel suo intervento di oggi. Sarà fondamentale divulgare e radicare un solido senso delle istituzioni, che siano loro stesse esempio di legalità e che la diffondano tra tutti. Mi auguro infine che l’Europa del 2019 possa essere formata da cittadini consapevoli della loro fondamentale rilevanza nel quadro istituzionale e in ogni ambito della vita sociale, cosicché si possa dire con convinzione e orgoglio quello che è diventato un mio slogan: ‘L’Europa siamo noi’”.

 

SCHEDA: CALRE

La “Conferenza Assemblee legislative regioni europee” (Calre), è stata costituita nel 1997 a Oviedo (Spagna). Riunisce 74 Regioni di 8 Paesi europei (Spagna, Italia, Belgio, Austria, Germania, Finlandia, Portogallo, Regno Unito) che comprendono complessivamente oltre 200milioni di abitanti. Obiettivo della CALRE, è approfondire i principi democratici e partecipativi nell’ambito dell’ordinamento dell'Unione Europea (UE), tutelare valori e principi della democrazia regionale e rafforzare i legami tra le Assemblee legislative regionali, nel rispetto del principio di autonomia di ciascuna Assemblea. All'interno della CALRE operano dei Gruppi di lavoro che hanno il compito di approfondire e sviluppare le tematiche di stretto interesse per l'associazione. MP/DMB/TB

 

Data:
Lunedì, 21 Gennaio, 2019 - 13:15

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