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G8 GENOVA 2001: “LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI RAPPRESENTA SCHIAFFO PER L'ITALIA E RIABILITA CHI CERTI GIUDIZI, COME ME, LI AVEVA GIÀ ESPRESSI" – NOTA DI GORACCI (CU)

In sintesi

Il consigliere regionale Orfeo Goracci interviene sulla sentenza della Corte Europea dei Diritti umani che ha qualificato “come tortura” quanto compiuto dalle forze dell'ordine italiane nell'irruzione alla Diaz nel 2001. Per Goracci si tratta di una sentenza che  rappresenta “uno schiaffo per l'Italia e riabilita tanti, come il sottoscritto, che certi giudizi li hanno espressi a caldo”. Secondo il consigliere regionale, questa vicenda serve a stimolare la sinistra italiana, “o quel che ne rimane, a ridefinire il suo pensiero, il suo ruolo, le sue priorità, che rimangano, in larga parte, quelle di Genova”.

 

(Acs) Perugia, 9 aprile 2015 - “Sono trascorsi quasi 14 anni da quel 21 luglio del 2001, il giorno dopo l'uccisione di Carlo Giuliani. La sentenza della Corte europea dei diritti umani rappresenta uno schiaffo per l'Italia e riabilita tanti, come il sottoscritto, che certi giudizi li hanno espressi a caldo. E non era facile”. Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) ricorda che “Berlusconi aveva vinto le elezioni due mesi prima, era capo del Governo e pesavano sulla situazione genovese ministri come Fini e Scaiola. Io ero sindaco della città di Gubbio da meno di due mesi e, assieme a tanti altri eugubini, partecipai alla manifestazione, unico sindaco di una città media con la fascia tricolore. Era una situazione incredibile, con centinaia di migliaia di persone pacifiche (quanti boy scouts!) a manifestare contro la politica dei 'padroni del mondo' che tanti squilibri e diseguaglianze creavano e creano. Il rischio di cariche e lacrimogeni era ben presente già nel corteo, pure blindato. Qualcuno del nostro autobus ebbe difficoltà a raggiungerci e, una volta giunto, aveva occhi lucidi, non certo per lacrime di gioia. Nelle ore serali – ricorda ancora - si ebbe vasta eco della 'mattanza', della 'macelleria messicana' che avvenivano alla Diaz o a Bolzaneto”.

Per Goracci, “lo Stato, nei suoi vertici, in quella circostanza ha sospeso la democrazia. Ora, una sentenza della Corte europea dei diritti umani, per la quale non possiamo che ringraziare chi con coraggio e determinazione ha condotto la battaglia, oltre a farci fare pessima figura ci impone di agire. Ci sono stati i 'torturatori' e i 'torturati' – commenta Goracci -, ma per legge non c'è la tortura. Questa vicenda, oltre a farci vergognare come Italia, pone anche riflessioni imprescindibili alla sinistra italiana. Tsipras, leader greco, personaggio nuovo della politica europea, ha detto che da ragazzo era a Genova ad 'imparare'. Nel tempo ha costruito un soggetto politico che, nel suo Paese, ha vinto le elezioni su molti dei temi che contestammo al G8 di Genova e, pur con qualche contraddizione rispetto a quei principi, mette in crisi la politica europea asservita agli Usa e alla Merkel. La sinistra italiana – rileva Goracci -, invece, si è suicidata tra la ricerca di qualche strapuntino e briciola di potere lasciata dal PD (Pds - Ds prima). Si veda la figura di Migliore, capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera allora e oggi relatore, per il Pd, di una legge elettorale fortemente antidemocratica, e la frequentazione dei salotti dei talk-show e dei borghesi romani. Oggi impera Renzi, leader di un partito di sinistra, che sul lavoro copia i programmi della Confindustria e fa cene da mille euro. Si arriva all'assurdo di affermazioni ipocrite e strumentali, come quella del Presidente del Pd Orfini che si vergogna del ruolo di De Gennaro a Finmeccanica. Dove era lui e dove erano tanti altri – si domanda Goracci - quando Napolitano, Monti, Letta e Renzi davano al capo della Polizia, ai tempi della 'mattanza' di Genova, incarichi sempre più importanti e prestigiosi? Incoerenze, iati incolmabili tra parole declamate e scelte compiute, che hanno prodotto un vulnus ormai forse irreparabile tra il popolo di sinistra e chi pretende di rappresentarlo ancora: dall'entusiasmo dei girotondi alle vittorie del 2004/2006, passando per i milioni di persone presenti agli scioperi e alle manifestazioni del 2001/2003 per il lavoro e contro la guerra, siamo arrivati alla normalizzazione neoliberista e oligarchica del tempo presente renziano”.

“Forse – commenta Goracci -, come diceva il grande Brecht, non ci eravamo accorti che il nemico marciava alla nostra testa. Ora che il danno è stato fatto, è e sarà difficile ripartire. Ma la sentenza della Corte europea dei diritti umani un punto fermo lo mette e, assieme a ciò – conclude -, stimola la sinistra, o quel che ne rimane, a ridefinire il suo pensiero, il suo ruolo, le sue priorità, che rimangano, in larga parte, quelle di Genova”. RED/as
 

Data:
Giovedì, 9 Aprile, 2015 (Tutto il giorno)

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