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ECONOMIA: APERTURA DEL SINDACO DI TERNI AL RICONOSCIMENTO CRISI INDUSTRIALE COMPLESSA AREA TERNI-NARNI. NO DI CONFINDUSTRIA – LA II COMMISSIONE A TERNI PER ASCOLTARE LE PARTI INTERESSATE SU MOZIONE STUFARA (PRC-FDS)

In sintesi

La Seconda Commissione consiliare si è riunita stamani a Terni (Palazzo Gazzoli) dove ha programmato una serie di audizioni su una mozione del capogruppo regionale di Rifondazione comunista, Damiano Stufara, per il riconoscimento dello “stato di crisi complessa per l'area di Terni e Narni”. Dagli interventi  dei rappresentanti delle istituzioni e delle forze sociali e imprenditoriali sono emersi pareri discordanti. E seppure in maggioranza si propende per il sì, un “no” abbastanza netto è arrivato da Confindustria. Sulle indicazioni emerse dagli interventi, la Seconda Commissione si soffermerà a breve in una apposita seduta a Palazzo Cesaroni, alla quale sarà invitato a partecipare l'assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Riommi.

(Acs) Terni, 13 febbraio 2014 – Apertura del sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, al riconoscimento dello 'stato di crisi complessa per l'area di Terni e Narni', perché “potrebbe rappresentare una opportunità per legare insieme le numerose iniziative già messe in campo e che, diversamente, potrebbero rischiare di rimanere soltanto pezzi di un sistema”; “no” del presidente di Confindustria Terni, Stefano Neri, perché “essere definiti area di crisi potrebbe avere effetti negativi. Non vediamo un buon coordinamento con quello che invece Terni può offrire”. Atteggiamento invece attendista da parte del presidente della Camera di Commercio di Terni, Enrico Cipiccia: “Un argomento da capire bene e che ha bisogno di un approfondito confronto tra tutti i soggetti interessati”. Queste le indicazioni emerse nel corso delle audizioni odierne che la Seconda Commissione,  presieduta da Gianfranco Chiacchieroni, su mandato dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, ha tenuto stamani a Terni (Palazzo Gazzoli), invitando istituzioni e forze sociali e imprenditoriali, in merito ad una mozione del capogruppo regionale di Rifondazione comunista-Federazione della sinistra, Damiano Stufara (presente alla riunione). Il documento di indirizzo chiede l'avvio “tempestivo” di tutte le procedure per richiedere al ministero dello Sviluppo economico il riconoscimento dello “stato di crisi complessa per l'area di Terni e Narni”.

D'accordo con l'indicazione di Stufara la Cgil ed i rappresentanti delle piccole e medie imprese, chiede invece di vedere la fattibilità, ma sostanzialmente dice sì anche la Cisl. Da registrare la massima disponibilità ad intervenire sulla situazione di crisi dell'area da parte di Gepafin. Sulle indicazioni emerse da tutti gli interventi la Seconda Commissione si soffermerà a breve in una apposita seduta a Palazzo Cesaroni, alla quale sarà invitato a partecipare l'assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Riommi.

Nel suo documento di indirizzo alla Giunta regionale, Stufara rimarca come “nell'area industriale di Terni e Narni, ad oggi priva di strumenti di rilievo nazionale per far fronte all'attuale stato di crisi, è necessario intervenire con una strategia di reindustrializzazione attraverso un organico intervento nazionale, oggi possibile solo in seguito al riconoscimento dello status di 'crisi industriale complessa' e risultante da una serie di indicatori, relativi alla recessione economica ed alla perdita occupazionale, a cui quell'area dell'Umbria purtroppo risponde pienamente”.

INTERVENTI:

STEFANO NERI (Presidente Confindustria Terni): “ESSERE DEFINITI AREA DI CRISI POTREBBE AVERE EFFETTI NEGATIVI - Si tratta di una tematica da affrontare con la massima serietà ed approfondimento. Nel territorio ternano, negli ultimi due anni e mezzo sono stati persi 4mila posti di lavoro. Il settore della chimica è passato da 3.200 a mille addetti. La crisi che interessa l'indotto della grande industria potrà determinare una riduzione dell'occupazione nel settore servizi, che è prevalente nel nostro territorio. Il tessuto della piccola impresa è particolarmente legato alla filiera produttiva di stabilimenti più grandi. Nella nostra area, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria è più basso rispetto alla provincia di Perugia, ma è superiore il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, legata in questo caso alla chiusura di stabilimenti. Siamo preoccupati per un modello industriale vetusto, che non dà più le giuste risposte in fatto di crescita e valore. Il problema è che a Terni non ci sono società industriali locali che generano la media impresa, si registra comunque un tessuto invidiabile dal quale si potrebbe trarre linfa vitale. Fattore altamente positivo è che in questo territorio, oggi, si registrano 22 multinazionali e questo significa che Terni mantiene una capacità attrattiva molto importante. L'anomalia consiste nel fatto che di multinazionali locali, con sedi nel mondo, ce ne sono soltanto due. Crediamo serva davvero un cambio di passo radicale: gli imprenditori e le organizzazioni sindacali devono parlarsi in maniera franca. Occorre urgentemente integrare la struttura finanziaria delle imprese, che stanno morendo per mancanza di liquidità. Dove è possibile si deve far ricorso al mercato dei capitali, emettendo obbligazioni, un passo fondamentale per modificare fattivamente il tessuto economico e produttivo. Occorre vedere l'industria nel suo insieme, non si può ragionare soltanto in termini di posti di lavoro, serve una vera cultura imprenditoriale. Diciamo no al riconoscimento di area di crisi complessa, una misura che non serve. La funzione della parte pubblica deve essere quella di facilitare i procedimenti legati alle iniziative imprenditoriali. Servono risorse pubbliche per integrare la struttura finanziaria delle imprese . Le acciaierie sono comunque operanti seppure risentano della situazione macro economica. La chimica ha problemi che dovevano essere risolti tre anni fa. Purtroppo si lavora senza progetti industriali. È importante comunque esaminare attentamente i requisiti legati al riconoscimento di area di crisi complessa, e spero comunque che non ci siano. Per quanto riguarda il Progetto di riconversione e riqualificazione industriale (Prri) è uno strumento attuativo e non programmatico, per cui bisogna capire bene come farlo, perché ha caratteristiche specifiche. Non vediamo un buon coordinamento con quello che invece Terni può offrire”.
RICCARDO RUGGERI (Confimi impresa umbra): “NECESSARIO INTERVENIRE CON URGENZA. LE PICCOLE IMPRESE NON CE LA FANNO PIÙ - Il riconoscimento di area di crisi complessa sarebbe ben accetto. Sulle piccole e medie imprese ternane la crisi è particolarmente forte nelle sue dimensioni. Solitamente la piccola impresa vive in un appartamento, attraverso fidejussioni firmate magari dal nonno e non è finalizzabile con l'emissione di obbligazioni. D'accordo sul fatto di non distruggere l'immagine di Terni, ma è comunque necessario intervenire. Non è possibile impegnare in banca dei crediti per oltre il 50 per cento del fatturato. Quindi ben vengano interventi straordinari, perché ne va della sopravvivenza della piccola e media impresa”.
LEOPOLDO DI GIROLAMO (Sindaco di Terni): “IL RICONOSCIMENTO È UNA OPPORTUNITÀ PER LEGARE INSIEME LE NUMEROSE INIZIATIVE GIÀ MESSE IN CAMPO - La mozione di Stufara permette di interloquire con il territorio ed intervenire sulle questioni specifiche. Il nostro, rispetto a quello del resto dell'Umbria e dell'Italia centrale è un territorio con una rilevante concentrazione industriale e con una massiccia presenza di multinazionali, questo dimostra l'attrattività verso la grande impresa. Terni diventò città industriale grazie ad una adeguata possibilità di avere energia e per la sua centralità, caratteristica, quest'ultima, oggi penalizzante. Senza dimenticare la grande qualità legata alle risorse umane, che continuano a rappresentare un elemento importantissimo per la competitività del territorio. Un grande pezzo di territorio ad alta produttività manifatturiera oggi è attanagliato dalla crisi. Abbiamo difficoltà nel creare impresa, nonostante Terni sia la decima provincia, a livello nazionale, per start up. Mancano però strumenti  adeguati, a partire dall'accesso al credito, che permetterebbero una crescita economica ed occupazionale. Dal 2010 viviamo in un quadro difficile e complesso. Le Istituzioni si sono mosse per contenere i segni della crisi attraverso interlocuzioni nazionali ed europee. Valutando oggi i seppur timidi segnali di ripresa bisogna in ogni modo provare ad invertire la tendenza attraverso una reindustrializzazione che porti alla crescita economica del territorio. Questo stiamo facendo noi sindaci di quest'area. Si ragiona sul 'Piano per lo sviluppo e il lavoro', un'iniziativa nata da interlocuzioni con le organizzazioni sindacali. Bisogna garantire più servizi alle imprese e un concreto miglioramento delle infrastrutture materiali ed immateriali. Trovare nuove sinergie tra i soggetti pubblici ed il sistema privato, a partire dall'Università e dal mondo del credito. Convergere, quindi, verso un disegno complessivo e dentro tutto ciò il riconoscimento di area di crisi complessa potrebbe rappresentare un'opportunità per legare insieme le numerose iniziative messe in campo che, diversamente, potrebbero rischiare di rimanere soltanto pezzi di un sistema. Bisogna chiaramente valutare le condizioni, dal punto di vista normativo, per capire se il nostro territorio può essere ricompreso in questo quadro. Le Fondazioni bancarie dovrebbero sostenere di più la crescita industriale dei loro territori. Servono fondi di tipo rotativo per sostenere i progetti di sviluppo delle imprese. Puntare di più sulle reti di impresa e creare filiere. C'è, in sostanza, la necessità di mettere insieme imprenditorialità, incentivazioni, ricerca ed innovazione, infrastrutturazione avanzata, strumenti per rilanciare lo sviluppo del territorio e del lavoro”.  
FELICIANO POLLI (Presidente Provincia di Terni): “IL RICONOSCIMENTO DI AREA DI CRISI COMPLESSA VA VISTO IN UN QUADRO MOLTO AMPIO E CON RIFERIMENTO STRETTO ALLE POLITICHE NAZIONALI - Viviamo una situazione veramente pesante. La proposta del riconoscimento di area di crisi complessa va vista in un quadro molto ampio e con riferimento stretto alle politiche nazionali, soprattutto negli indirizzi di programmazione del Governo. Bisogna tenere in considerazione il fatto che sulla proposta di Stufara sono emerse posizioni e ragionamenti contrapposti. Dobbiamo ripensare l'approccio a livello locale e regionale sia sul tessuto industriale esistente, sia sui nuovi indirizzi di sviluppo.  Ad esempio, Basell, Novamont e il cluster della chimica verde rappresentano un importante patrimonio da salvaguardare. Ma problematiche importanti riguardano anche la Sangemini, la Tione, la Sgl Carbon e altre realtà del nostro territorio. Va sistematizzato il rapporto tra impresa e Università che fino ad oggi ha prodotto importanti e positive esperienze. Vanno costruiti indirizzi condivisi e posti al centro della programmazione regionale che comprende proprio l'innovazione e la ricerca, strumenti indispensabili per lo sviluppo delle imprese e quindi della nostra economia. Vanno salvaguardate le risorse da destinare al settore della chimica verde e delle biotecnologie. Su questo si gioca una importante partita che interessa, non solo il nostro territorio, ma lo sviluppo mondiale. Grande attenzione va posta anche alle nostre eccellenze regionali e territoriali, a partire dall'agricoltura e dal turismo. Oggi, serve un grande sforzo comune, a partire dalla Regione, chiamata a mettere in campo un programma con indirizzi chiari, utili allo sviluppo di questa area e per  tutto il territorio umbro”.
CRISTIANO ALCINI (Femca Cisl): “BEN VENGA OGNI STRUMENTO, ANCHE L'AREA DI CRISI COMPLESSA, PER CERCARE DI FAR RIPARTIRE LO SVILUPPO - Il settore della chimica sta attraversando una delle crisi più importanti mai affrontate nel territorio. Ben venga ogni strumento, anche l'area di crisi complessa, per cercare di far ripartire lo sviluppo. È il momento di fare quadrato e noi siamo disposti a fare la nostra parte. Dobbiamo, però, capire se il tema della mozione in discussione sia adeguato per salvare il tessuto industriale e lavorativo ternano. Va verificato se ci sono le caratteristiche, se c'è la massa critica per la richiesta di area di crisi complessa. Soprattutto dobbiamo capire se ci sono i tempi tecnici per rendere compatibile questo strumento con i problemi del territorio. Per attrarre investimenti dobbiamo dare opportunità alle multinazionali, creare quella rete che chiedono tutte le aziende. A partire dal collegamento del polo ternano con il porto di Civitavecchia e dalla risoluzione del caso dell'Istituto Superiore di ricerca e formazione sui materiali speciali per tecnologie avanzate (Isrim), fondamentale per il settore del chimico”.
CELESTINO TASSO (Cisl Terni): “LA CRISI È UN DATO OGGETTIVO, MA È DIFFICILE CAPIRE QUALE SIA LA SOLUZIONE MIGLIORE - L'Area di crisi complessa non è un obiettivo in sé, ma uno strumento per arrivare al risultato di sviluppo e occupazione necessari al nostro territorio. La crisi è un dato oggettivo, ma è difficile capire quale sia la soluzione migliore. Per questo il dialogo è fondamentale ma serve anche l'analisi del problema. Dobbiamo verificare se c'è la disponibilità di progetti e di finanziamenti, che non devono più essere dati a pioggia. Serve un confronto e noi siamo disponibili se al tavolo si siedono tutti e quattro i soggetti necessari: istituzioni, sindacati, imprenditori e credito. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità prima che il nostro territorio muoia definitivamente. L'importante è che questo strumento non si trasformi in un progetto di gestione politica del territorio”.
ATTILIO ROMANELLI (Cgil Terni): “L'AREA DI CRISI COMPLESSA PUÒ ESSERE UNA  SPERANZA PER IL NOSTRO TERRITORIO- L'area di crisi complessa non è una patente riduttiva per il territorio, ma uno strumento per creare sviluppo e occupazione. Crediamo che ci siano le condizioni per mettere in campo questo progetto con tempi chiari, purché non si trasformi in un'iniziativa di campagna elettorale. A questa soluzione ci spingono una serie di elementi. Serve, innanzitutto, una soluzione per fermare l'emorragia del mondo del lavoro. Basti pensare che i centri per l'impiego di Terni e Orvieto sono frequentati da 31mila cittadini, di cui il 50 per cento è sopra i 40 anni. Altro aspetto è la strategicità delle produzioni. Ad esempio la chimica o agli acciai speciali, sono settori che hanno dimensione nazionale e internazionale. Centrale anche il tema delle infrastrutture, che rende un territorio competitivo. Per noi rimane vitale il collegamento al porto di Civitavecchia, problema che ci portiamo dietro da vent'anni. Senza dimenticare l'ambiente: servono una serie di opere di bonifica per riconsegnare al territorio le numerose aree industriali dismesse. Fondamentale, infine, sono ricerca e sviluppo. Va trovata una soluzione per la vicenda Isrim, che vogliamo rimanga a Terni per aiutare le nostre aziende, come pure per il Centro sviluppo materiali e per l'Università, soprattutto per le facoltà legate alle attività produttive. L'area di crisi complessa può essere una soluzione per questi problemi, una speranza per il nostro territorio”.
GIUSEPPE FLAMINI (Confartigianato Terni): “L'AREA DI CRISI COMPLESSA È UN CONTRIBUTO PER AIUTARE LE NOSTRE AZIENDE - L'area di crisi complessa è un contributo per aiutare le nostre aziende che sono in fortissima difficoltà. Però dobbiamo capire se rientriamo nei parametri e nei coefficienti per poterla richiedere. Le piccole e medie imprese vivono una scenario difficile e drammatico a livello nazionale e locale: nel 2013 nel ternano hanno chiuso 1400 aziende. E stanno soffrendo soprattutto quelle più piccole, che caratterizzano principalmente il nostro tessuto imprenditoriale. Confidi sta lavorando in maniera allarmante per coprire le esigenze di credito delle Pmi. Sono utili, quindi, tutti gli strumenti per risollevarci da questa situazione. Possiamo riuscirci solo trovando insieme una soluzione per cercare di dare un futuro agli imprenditori di oggi e di domani”.
SALVATORE SANTUCCI (GEPAFIN): “NECESSARIA UN'OTTICA DI SINERGIA E COLLABORAZIONE - Non serve una risposta individuale alla crisi, ma dobbiamo confrontarci partendo dagli aspetti tecnici, anche per quanto riguarda il tema della mozione Stufara. È necessaria un'ottica di sinergia e collaborazione. Come quella che caratterizza Gepafin, che è riuscita a mettere in campo 158 interventi su Terni e Narni, attivando 66 milioni di investimenti in favore delle Pmi. Ma è poco rispetto a quello che serve al nostro territorio. La centralità per tutti deve essere il sostegno all'impresa, con un rapporto proattivo tra pubblico e privato. Centrale è il tema dell'accesso al credito, ma il nostro obiettivo deve essere la patrimonializzazione delle imprese, anche di quelle piccole e medie.  E sotto questo aspetto le imprese umbre sono fragili e deboli, anche rispetto a quelle delle regioni a noi più vicine. Per questo hanno bisogno dell'aiuto di tutti”.
ENRICO CIPICCIA (Presidente Camera di Commercio Terni): “ARGOMENTO CHE HA BISOGNO DI UN APPROFONDITO CONFRONTO TRA TUTTI I SOGGETTI INTERESSATI - Questo è un argomento da capire bene e che ha bisogno di un approfondito confronto tra tutti i soggetti interessati. Quello del presidente di Confindustria Neri, di dare cioè una forte spinta agli imprenditori senza passare per i finanziamenti a pioggia, è un buon messaggio. Il fenomeno della disoccupazione non si risolve mettendo sul tavolo i soldi pubblici, ma attraverso una programmazione seria e soprattutto mettendo a disposizione delle imprese sane una maggiore liquidità, causa principale della loro sofferenza. Come pure è necessario accorciare i tempi di pagamento da parte della pubblica amministrazione. In merito alla proposta di riconoscimento di area di crisi complessa, c'è la disponibilità delle risorse necessarie? E soprattutto, ci sono gli strumenti giusti affinché queste risorse possano arrivare sul territorio? Ad oggi, non so se è giusto o meno chiedere questo riconoscimento, penso che sia però importante avere progetti chiari per salvare le imprese sane. Prima di pensare alla nascita di nuove imprese, occorre gestire e preservare quelle esistenti”.  AS/DMB


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Data:
Giovedì, 13 Febbraio, 2014 (Tutto il giorno)

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