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CONSIGLIO REGIONALE: INTERROTTA PER MANCANZA DEL NUMERO LEGALE LA DISCUSSIONE DELLA LEGGE CHE RECEPISCE LA DIRETTIVA EUROPEA SUI SERVIZI – LA SEDUTA RIPRENDERÀ DOMANI, 27 GENNAIO, ALLE ORE 10.00

In sintesi

L'Aula di Palazzo Cesaroni ha ripreso la discussione della legge regionale che recepisce le indicazioni della direttiva servizi della Comunità europea. Conclusa la discussione generale dopo gli interventi dei consiglieri Dottorini e Lignani Marchesani e dell'assessore Giovannetti, l’Aula ha approvato il primo articolo del ddl. Il presidente Bracco nella votazione del secondo articolo ha sospeso i lavori per mancanza del numero legale. L'Assemblea è riconvocata per domani alle ore 10.00.
(Acs) Perugia, 26 gennaio 2010 - I lavori del Consiglio regionale sulla legge che introduce le “Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti alla Regione Umbria dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea – attuazione della direttiva 2006/123/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 12/12/2006 relativa ai servizi nel mercato interno” si sono interrotti dopo gli interventi dei consiglieri Dottorini (Idv) e Lignani Marchesani (Pdl) e dell'assessore alle attività produttive Giovannetti, quando il presidente Bracco ha sospeso i lavori per mancanza del numero legale. L'Assemblea è riconvocata per domani alle ore 10.00. Il consigliere Oliviero Dottorini ha evidenziato che quella in discussione è una legge “che affronta tematiche molto diverse tra loro e molto complesse, e che avrebbe meritato più tempo per la discussione e per un confronto maggiormente adeguato con le parti sociali, viste anche le ripercussioni sul tessuto sociale e lavorativo che norme di questa portata rischiano di produrre. Le osservazioni delle organizzazioni di categoria e sindacati sono state severe e circostanziate evidenziando aspetti della legge piuttosto problematici. Abbiamo presentato una serie di emendamenti mirati a migliorare il testo proposto dalla Giunta, per evitare degenerazioni che avrebbero portato alla deregulation, con qualche società già pronta a inserirsi nei varchi lasciati aperti dal provvedimento. Abbiamo chiesto che venisse prevista una norma transitoria che impedisse un vuoto normativo nel periodo compreso tra l’entrata in vigore della legge e l’approvazione da parte della Regione degli atti di programmazione che stabiliranno i criteri per la concessione di autorizzazioni per le medie e grandi superfici di vendita. Andava evitato un periodo di transizione durante il quale chiunque avrebbe potuto presentare richieste di autorizzazione, senza possibilità per le istituzioni preposte di negarle. In sede di Commissione non sono stati accolti altri emendamenti che il gruppo dell’Italia dei valori ha presentato, come quello che mirava ad abrogare la deroga alla norma che impedisce la realizzazione di grandi centri commerciali nell’ambito dei piccoli comuni nelle zone comprese entro 2 chilometri dalle grandi arterie di comunicazione presenti nel territorio regionale. Considerando che il nostro territorio è attraversato in tutta la sua estensione da grandi arterie di comunicazione (E45, Flaminia, raccordo Perugia-Bettolle, autostrada), il rischio è che lungo tali arterie possano proliferare in maniera incontrollata un numero di medie e grandi strutture commerciali. L’Umbria già ‘brilla’ per un rapporto tra superfici di vendita e abitanti superiore alla media e non si sente proprio il bisogno di incentivare in alcun modo una crescita spropositata di queste realtà. Per questo – ha concluso Oliviero Dottorini - pur prendendo atto dei correttivi apportati a seguito della nostra proposta, non possiamo dirci soddisfatti della stesura definitiva di questa parte perché non risolve in maniera efficace il problema della proliferazione delle strutture in un territorio fragile come quello dell’Umbria. Una ulteriore proposta che non è stata accolta in sede di commissione è quella relativa alla richiesta di controlli rigorosi sugli agriturismo presenti sul territorio regionale. Riteniamo infatti che il passaggio dal regime autorizzatorio a quello basato semplicemente sulla dichiarazione di inizio attività, richieda la garanzia che i comuni effettuino seriamente e realmente i controlli, per assicurare la tutela dei consumatori e che ci sia una concorrenza leale tra le diverse strutture. E per tutelare la qualità, e quindi il valore, di una modalità di offerta turistica in cui crediamo profondamente”. Per il consigliere Andrea Lignani Marchesani “la direttiva europea doveva essere recepita entro il 28 dicembre, giorno entro il quale bisognava dare attuazione a quelle norme comunitarie. Le liberalizzazioni introdotte possono creare problemi in un tessuto economico già turbato dall'ingresso della grande distribuzione negli anni '90. Chi allora ha sfruttato questi spazi oggi vuole sbarrare invece la strada ad altri operatori. La disattenzione per atti così importanti indica un cortocircuito istituzionale rispetto a problematiche che riguardano profondamente i nostri territori. Non bisogna perdere di vista la parte della direttiva che riguarda il commercio, ma anche la piaga dell'abusivismo nel settore agrituristico va combattuta e controllata, per fermare le strutture abusive che drogano il mercato con una concorrenza sleale e illegale. Certe proposte emendative mi lasciano molto perplesso e rischiano di aprire la strada a possibili ricorsi a livello europeo: il limite all'apertura di nuove strutture medio grandi sembra un sistema per preservare una politica di clientela contro cui abbiamo combattuto per anni. L'audizione svolta ha dimostrato l'impreparazione delle categorie umbre alle nuove normative; la regolamentazione e i controlli ex post per le guide turistiche sembrano inadatti a limitare l'abusivismo; sarebbe stato opportuno aspettare il decreto del Governo e affrontare la questione in maniera più serena, al di fuori del periodo elettorale”. L’assessore Mario Giovannetti: “Ci sono delle sentenze del Consiglio di Stato del luglio 2009 che di fatto impediscono che le autorizzazioni per nuove superfici di vendita possano essere concesse con criteri quantitativi, come quelli contenuti nella nostra legge regionale. Questo fa sì che ad oggi non esistano criteri validi per respingere una richiesta di apertura. Questa situazione ci ha portato ad estrapolare alcune parti del testo unico sul commercio a cui stavamo lavorando per colare il vuoto creato dalla sentenza del Consiglio di Stato. Ci siamo più volte confrontati su questo testo con le associazioni di categoria e con la Commissione nazionale del ministero, sebbene i tempi siano stati stretti. La nuova legge introduce criteri e norme per governare la crescita di comparti importanti del nostro sistema produttivo, con le autorizzazioni per l'apertura di nuove superfici commerciali legate a criteri qualitativi e non quantitativi. Entro 6 mesi la Giunta regionale emanerà un provvedimento per indicare nel dettaglio i criteri qualitativi da rispettare, fermo restando che per le superfici medio grandi il parere della Regione rimane vincolante. Non crediamo che la questione dei piccoli Comuni, normata già dal 1999, possa rappresentare un problema. Per quanto riguarda aperture domenicali e festive abbiamo apportato una correzione: è sempre indispensabile la concertazione tra Comune e associazioni di categoria ma se non c'è accordo è l'Amministrazione comunale a decidere, concedendo fino a 3 superfestivi”. MP/mp
Data:
Martedì, 26 Gennaio, 2010 (Tutto il giorno)

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